Dichiarazione della Società Cooperativa Shoreline sull’ecocidio e genocidio in Palestina ad opera dello Stato d’Israele

Il Consiglio di amministrazione della Società Cooperativa Shoreline, facendosi portavoce delle istanze di una parte di socie e di soci, di collaboratrici e di collaboratori sull’attuale crisi umanitaria ed ambientale in Palestina: 

  • vista la vocazione ecologista della società, denuncia l’ecocidio che sta avvenendo in Palestina. La colonizzazione, la guerra e la resistenza sono anche, e soprattutto, un conflitto ecologico, che si materializza attraverso la distruzione ed espropriazione delle risorse naturali. Si condannano tutte le azioni che i coloni israeliani e l’esercito stanno portando avanti a Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania e di Gerusalemme Est: la sottrazione della terra, la distruzione delle case, degli orti e dei campi agricoli, lo sradicamento degli alberi e ulivi secolari, l’uccisione volontaria del bestiame, il danneggiamento e inquinamento delle cisterne e dei pozzi d’acqua. Sono atti illegali e arbitrari, commessi nella consapevolezza di causare un danno grave e diffuso, duraturo sull’ambiente e sulla popolazione palestinese. La guerra annienta gli ecosistemi terrestri e marini, compromettendo risorse essenziali come acqua, suolo, aria e biodiversità, lasciando ferite che dureranno per generazioni. Polveri, particolato e sostanze inquinanti contaminano falde e coste, veicolando amianto e residui pericolosi nelle catene alimentari marine. L’impatto ambientale della guerra non è un effetto collaterale, è esso stesso causa e conseguenza di fame, malattie e spostamenti forzati. Un ecocidio conclamato, storico, drammatico;
  • condanna non solo l’ecocidio, ma anche il genocidio, la politica di apartheid e di violazione dei diritti umani nei territori occupati della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza ad opera dell’estrema destra dello Stato di Israele. Si condanna la politica di colonialismo di insediamento del governo israeliano in Palestina. Una pratica che il governo sta portando avanti oramai da anni e che la comunità internazionale e la società civile considerano ingiustificabile. Si esprime piena condanna nei confronti del ciclo di violenza e odio reciproco che si autoalimenta e di ogni azione che ha portato e continua a portare a migliaia di vittime tra i civili, inclusi bambini, donne e uomini, palestinesi e israeliani. Si condannano gli impedimenti all’accesso degli aiuti a Gaza, sia via terra che via mare, in piena violazione del diritto umanitario internazionale, e la distruzione di infrastrutture civili essenziali come ospedali e scuole. Si sostiene la popolazione palestinese, la sua lotta per la giustizia, la liberazione e l’autodeterminazione come popolo, riconoscendo che Israele sta negando loro il diritto stesso di esistere. Si esprime solidarietà a tutte le vittime innocenti del conflitto e si appoggia la ricerca di una pace vera, una soluzione pacifica e duratura basata sul diritto internazionale e sulle risoluzioni delle Nazioni Unite. 

Il Consiglio di amministrazione della Società Cooperativa Shoreline si impegna pertanto:

  • a chiudere qualsiasi forma di rapporto e a evitare la stipula di nuovi accordi di natura scientifica e tecnologica con soggetti e istituzioni che sostengono il governo di estrema destra di Netanyahu e i futuri governi che perseguiranno le medesime idee politiche; 
  • a promuovere l’instaurazione di nuovi rapporti di collaborazione con enti, istituzioni o individui che abbiano già palesato il sostegno alla causa palestinese, come minimo e similmente ai termini presenti in questa lettera;
  • a sospendere la partecipazione a nuovi progetti o bandi che prevedano partnership con enti, università e aziende israeliane che non abbiano pubblicamente chiesto la fine della guerra e/o denunciato i crimini commessi dal proprio governo contro la popolazione palestinese;
  • a sostenere senza discriminazione le iniziative individuali e collettive di boicottaggio attivo delle attività commerciali e industriali di Israele e delle sue istituzioni nonchè delle aziende nazionali e internazionali coinvolte nel sistema israeliano di apartheid; 
  • a sostenere le iniziative individuali e collettive che facciano pressione, per quanto possibile, a disinvestire da banche, assicurazioni, enti finanziari e società di gestione fondi, che sostengono il governo di estrema destra e il progetto coloniale israeliano;  
  • a sostenere le iniziative israeliane non violente e non discriminatorie contro il governo, l’occupazione e l’apartheid in Palestina, nonché ogni forma di informazione oggettiva che possa fare luce sulla realtà a favore della parte non radicalizzata, seppure esigua, del popolo israeliano;
  • a promuovere e rafforzare specifiche misure di sostegno alla popolazione palestinese, a studentesse e studenti, ricercatori e ricercatrici provenienti dalla Palestina e da altre aree colpite da conflitti, anche mediante l’istituzione di borse di studio, incarichi di ricerca e collaborazioni; a offrire la disponibilità e il sostegno per accogliere, nel rispetto delle normative vigenti, scienziati e scienziate provenienti dalle zone di conflitto in Palestina che vogliano continuare a lavorare e a contribuire allo studio e alla tutela dell’ambiente;
  • a garantire la massima trasparenza e una due diligence rigorosa, in linea con il Regolamento UE n. 821/2021 e le ultime decisioni della Comunità Europea per il prossimo settennato, per valutare e rifiutare accordi istituzionali e proposte di collaborazione scientifica che possano riguardare lo sviluppo di tecnologie e materiali dual use, ossia prodotti di uso civile/industriale che potrebbero essere utilizzati per scopi militari, come forma di oppressione, discriminazione o aggressione nei confronti della popolazione civile, come è accaduto nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e come potrebbe accadere in altri paesi. Il nostro desiderio è quello di una società civile e scientifica, non militare o militarizzata.